Bioenergia Weblog

Febbraio 19, 2008

Phyllis, database per le Biomasse

Archiviato in: Database, biomasse — alaserasec @ 8:00 pm
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servizi on lineOgni progetto che preveda l’utilizzo di biomasse per la produzione di energia comincia da un’analisi della composizione biochimica dei materiali, spesso però la ricerca di tali dati può comportare delle difficoltà dovute alle diverse unità di misura e all’assenza di una letteratura specifica. A questo scopo l’ECN, fondazione olandese per la ricerca energetica, mette a disposizione un database, consultabile gratuitamente su internet, grazie ad un finanziamento della Novem, l’Agenzia olandese per l’Energia e l’Ambiente.

Il database, denominato “Phyllis”, contiene circa 2.340 record, in continuo aggiornamento, su diverse tipologie di biomasse e rifiuti e loro composizione fisica e chimica. In particolare è possibile trovare informazioni specifiche circa il valore calorico delle tipologie di materiali organici censiti, cioè la quantità di energia producibile dalla combustione di una determinata sostanza organica.
I materiali e le diverse sostanze sono raggruppati per gruppi e sottogruppi (ad esempio legno, che comprende diverse tipologie di alberi e di residui colturali; rifiuti urbani organici e non, domestici e non; rifiuti organici animali, ecc.). Una sezione a parte è dedicata alle caratteristiche fisiche e chimiche e al potere calorico dei combustibili fossili.
Phyllis è stato recentemente ampliato con l’aggiunta di informazioni biochimiche
Le ricerche possono essere effettuate per singola sostanza, ma anche per gruppi di sostanze diverse.

Fonte: Database Phyllis

Punti di forza e di debolezza dell’energia da biomasse

ITABIA (Italian Biomass Association) e Fiper (Federazione Italiana Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili) in collaborazione con Fiera Milano International (FMI) nell’ambito di Next Energy 2008 organizzano per a Milano il 12 marzo 2008 il convegno:

Punti di forza e di debolezza dell’energia da biomasse: dibattito e proposte concrete

L’obiettivo del convegno è quello di sviluppare un dibattito aperto sui punti di forza e i punti deboli sull’uso energetico delle Biomasse. In estrema sintesi il programma del convegno segnala i seguenti punti di debolezza del sistema biomasse in Italia:

  • Difficoltà nell’organizzare Associazioni o Consorzi tra produttori, agricoli, industriali, imprese di servizi per la fornitura, e la lavorazione delle biomasse, per gestione degli impianti e la distribuzione dell’energia
  • Debole impostazione sistemica dei progetti (pochi collegamenti con il mondo agricolo e forestale)
  • Numerosità e frammentarietà di normative sia giuridiche che tecniche (in Italia se ne contano circa 100)
  • Precarietà dei bacini territoriali di produzione di biomassa (poco riguardo alle condizioni dei suoli agricoli e forestali)
  • Poca attenzione alle filiere di successo (teleriscaldamento, teleraffrescamento, co-combustione, co-generazione, bioetanolo) 
  •  Scarso coinvolgimento delle popolazioni locali (poca percezione da parte della popolazione dei benefici diretti connessi con l’uso energetico delle biomasse)

Fonte: Programma Convegno (Pdf)

Fonte: Motivazioni e scopo del convegno (word)

Febbraio 18, 2008

segnalazione

Archiviato in: biogas — alaserasec @ 10:50 am

Buongiorno a tutti,

vi segnalo il sito dell’Aral dove sono riportati tutti gli interventi del convegno organizzato dalla regione Lombardia in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e con il supporto di Aral svoltosi presso il Grand Hotel Villa Torretta a Sesto San Giovanni i giorni 24 e 25 gennaio 2008.

http://www.aral.lom.it/news/leggi_area.asp?ART_ID=1755&MEC_ID=204&MEC_IDFiglie=0&MGRCONTROL=S

Giacomo

Febbraio 14, 2008

Quanto verdi sono i biocarburanti?

I biocombustibili producono una minore quantità di emissioni di gas serra rispetto ai combustibili fossili ma, in molti casi, i costi ambientali, complessivamente, non sarebbero affatto a favore di queste nuove fonti di energia. Sebbene i biocarburanti siano prodotti con materie prime rinnovabili, la coltivazione e la lavorazione di queste ultime può provocare un ampio spettro di problemi ambientali. Queste valutazioni derivano da una ricerca realizzata tempo fa da Rainer Zah e dai suoi collaboratori del gruppo «Lite Cycle Assessment & Modelling» dell’EMPA di san Gallo in Svizzera e commentata recentemente sulla rivista internazionale Science da Jorn Scharlemann e William Laurence dello Smithsonian Tropical Research Institute di Balboa, Panama.

Gasoline Hopper Lo studio considera per 26 biocombustibili le  emissioni complessive di gas serra e gli effetti globali sull’ambiente, grazie aun indicatore che contempla , oltre ai danni alla salute umana e all’ecosistema, anche il depauperamento delle risorse disponibili. Il modello applicato considera anche fattori come la perdita di terreno agricolo, di foreste e di biodiversità nel valutare quale fonte di biocarburante sia maggiormente “sostenibile”.Le differenze emerse dal confronto dei diversi prodotti riservano notevoli sorprese: i combustibili derivati dal mais statunitense, dalla soia brasiliana e dall’olio di palma della Malesia, per esempio, potrebbero rivelarsi peggiori dei combustibili fossili.

Le migliori alternative comprendono invece i biocombustibili derivati da residui di produzioni alimentari, rifiuti biodegradabili (es. olio da cucina riciclato) o l’etanolo ricavato da legname. L’uso a scopi energetici di rifiuti e materiali residui presenta un bilancio ecologico migliore di quello dei carburanti di origine fossile: da un lato perché viene a mancare l’elevato impatto ambientale legato alla produzione delle materie prime e, dall’altro, perché vengono ridotte le emissioni dovute al trattamento dei rifiuti.

Complessivamente 21 su 26 biocombustibili considerati emettono il 30% in meno di emissioni di CO2 una volta bruciati rispetto alla benzina, ma per 12 di essi (oltre il 46%) i costi ambientali complessivi risultano superiori a quelli di metano, petrolio e persino carbone. Inoltre almeno per cinque dei 26 biocarburanti esaminati il ciclo delle emissioni di anidride carbonica risulterebbe persino superiore a quello di un combustibile fossile.

Secondo J.P.W. Scharlemann and W.F. Laurance l’analisi non considera inoltre gli effetti indiretti dei diversi biocarburanti in particolare per quanto riguarda l’incremento del prezzo di prodotti agricoli. Affermano inoltre che sia necessario valutare l’impatto complessivo dei biocarburanti considerando fattori aggiuntivi rispetto ai bilanci energetici e le emissioni di gas ad effetto serra.

Fonte: J.P.W. Scharlemann and W.F. Laurance (2007). “How Green are Biofuels?” Science vol 319  4 January 2008 

Fonte:  Ufficio federale dell’energia (UFE). Non tutti i biocarburanti sono ecologici. Berna, 22.05.2007

Febbraio 13, 2008

Rifiuti: Thor, sistema di riciclaggio indifferenziato

Archiviato in: Ricerca, rifiuti, tecnologie — alaserasec @ 1:04 pm
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Un sistema sviluppato dal Cnr  permette di recuperare e raffinare i rifiuti solidi urbani senza passare per i cassonetti differenziati. Costa  un quinto della spesa per lo  smaltimento di un inceneritore e restituisce materiali utili e combustibile dal potere calorico elevato

Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la “tragedia” della Campania. Ma i rifiuti solidi urbani, com’è noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.

Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di  un inceneritore. Thor (Total house waste recycling – riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.

Mulino ThorCome un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.

“Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.

Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro. 

L’impianto può essere montato su un camion o su navi. In quest’ultimo caso, la produttività di un impianto imbarcato può salire oltre le dieci tonnellate l’ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un ‘pirolizzatore’, può essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all’esterno.

“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”.

Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor  è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”.

Un’altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunità dove scarseggia l’acqua potabile, consiste nell’utilizzazione dell’energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti solidi urbani.

La scheda

Che cosa: Thor (Total house waste recycling) sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani

Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr

Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06.90672826 – 335.1335852,  e-mail: paolo.plescia@ismn.cnr.it, p.plescia@assing.it

Fonte: Rosanna Dassisti (2008) Cassonetto differenziato, addio. Almanacco della Scienza, Cnr, Roma
 

Filmato della 7Sperimentazione impianto Thor in Sicilia

Febbraio 8, 2008

Software per l’analisi di fattibilità per impianti di Biogas

Il Crpa (Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia) ha realizzato un software, destinato agli operatori del sistema agricolo ed agroindustriale, in grado di fornire elementi di giudizio tecnico e economico per realizzare un impianto di digestione anaerobica

Il programma denominato  ADEcoTec DSS  permette di simulare  diversi scenari aziendali e, per mezzo dell’analisi economica classica, di arrivare ad un giudizio di fattibilità sulla realizzazione di un impianto di digestione. Spesso l’analisi dell’investimento viene condotta esclusivamente sul preventivo delle opere elettromeccaniche e civili fornite dal costruttore dell’impianto, senza considerare quanto necessario a monte e a valle dello stesso. Il programma consente di valutare adeguatamente l’impianto sia dal punto di vista tecnologico che da quello dell’analisi finanziaria nel contesto aziendale.

Il programma  permette di:

  • formulare le metodiche di utilizzo delle diverse matrici organiche disponibili e caratterizzate ciascuna dai principali parametri tecnici ed economici;
  • dimensionare i digestori e le opere edili accessorie (sili per biomasse, vasche per digestato e platee per eventuale solido separato);
  • calcolare la resa produttiva di metano e la conseguente produzione di energia elettrica/termica;
  • calcolare le caratteristiche degli effluenti di fine processo;
  • definire le variabili di analisi del flusso di cassa e degli investimenti;
  • analisi finanziaria (calcolo del “Break even point”, “Tasso interno di rendimento”, “Valore attuale netto”);
  • analisi di sensitività sulla base dei principali fattori economici: costo matrici, saggio sconto bancario, prezzo certificati verdi, quota di incentivo in conto capitale.

Il modello di calcolo è corredato di un archivio di informazioni che di volta in volta vengono “suggerite” all’utente in modo da permettergli di poter analizzare ipotesi di fattibilità pur non essendo un esperto del s ettore.

Il programma è documentato sul numero di 1/ 2008 di Agricoltura, mensile della Regione Emilia-Romagna

Fonte: Fabbri C., Piccinini S. (2008). L’analisi di fattibilità per gli impianti di biogas, Agricoltura 1/2008, 59-61.

Per maggiori informazioni relative alla funzionalità del software e per analizzare una versione demo visitare il sito:

http://www.crpa.it/adecotec

Febbraio 7, 2008

La lezione tedesca

Archiviato in: Bio-Energia, biogas, biomasse — alaserasec @ 5:16 pm
14 milioni di CO2 risparmiate in un anno con le rinnovabili
Nel 2007 in Germania sono stati prodotti 219,4 miliardi di kWh puliti, che corrispondono al consumo energetico totale di Paesi come il Portogallo, l’Ungheria o la Norvegia. Per la produzione di energia elettrica il ricorso alle energie alternative copre già 14,3 % del fabbisogno tedesco, che è ancora molto alto. La maggior quota produttiva spetta all’eolico con 38,5 miliardi di kWh annui. In percentuale crescono molto il biogas, l’eolico e il fotovoltaico. Per quanto riguarda la mobilità i biocarburanti (biodiesel, olio di colza e bioetanolo) coprono già il 7% del fabbisogno. Secondo l’istituto BEE (Bundesverband Erneubare Energie) nel 2007 l’utilizzo fonti rinnovabili ha contribuito a ridurre le  emissioni  di 14 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti ai gas prodotti da 5 milioni di automobili o a quelle di una città grande quanto Colonia.
Fonte: www.bee-ev.de

Febbraio 6, 2008

Questionario per indagine alla fiera di Verona

Archiviato in: Bio-Energia — alaserasec @ 10:00 pm
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Buongiorno a tutti,

cliccando sul link sottostante chi ha intenzione di andare alla fiera agricola di Verona può scaricarsi il questionario da sottoporre agli stand (Per scaricare i File selezionare il Link desiderato, premere il tasto destro del Mouse, dalla finestra di dialogo che appare selezionare la voce “salva oggetto con nome”):

Questionario

Per ottimizzare la successiva elaborazione dati è fondamentale durante la vostra intervista compilare il questionario in maniera il più possibile integrale utilizzando l’ultima pagina per scrivere ciò che non riuscite ad inserire negli appositi campi. Inoltre è importante che oltre a compilare il questionario per ogni stand vi fate dare un depliant e preferibilmente un biglietto da visita della persona con cui avete parlato in maniera tale da essere rintracciabile per una successiva integrazione alle risposte fornite.

ciao a presto per chi viene a Verona sabato ci vediamo alla fiera.

Fabio

Febbraio 5, 2008

Sviluppo Rurale e Biomasse

Rivista dello Sviluppo Rurale

Un numero completo della Rivista dello Sviluppo Rurale, quadrimestrale della rete nazionale per lo sviluppo rurale,  è dedicato alle energie pulite e più in particolare, perché legate fortemente all`agricoltura, alle biomasse.

Nell`articolo di apertura Sabrina Giuca descrive le novità contenute nella PAC e gli strumenti di politica nazionale per valorizzare a fini energetici le biomasse agro-forestali.

Fabrizio Rossi analizza la complessità delle bioenergie che presentano senza dubbi vantaggi ma incontrano notevoli difficoltà dal punto di vista tecnologico e della diffusione su larga scala.

La sezione Esperienze propone tre differenti casi di progettualità inerente le energie alternative realizzate a livello territoriale. Nel primo caso, Maurizio Reveruzzi descrive l`azione del GAL Partenio Valle Caudina, Augusto Peruzzi e Livio Lai descrivono un progetto realizzato nella Provincia di Roma per individuare e modellizzare una filiera agro-energetica.
La terza esperienza, riportata in un articolo di Milena Verrascina, riguarda un progetto pilota di filiera agro-energetica di recupero degli scarti di potatura delle viti realizzata in un`azienda vitivinicola umbra.

Chiude la sezione un articolo in cui Giovanni Dara Guccione descrive l`impegno sulle bioenergie della Regione Siciliana illustrando anche alcune delle esperienze che si stanno concretizzando.

I singoli articoli sono on line nel Portale italiano della rete Leader

Fonte: Rivista dello Sviluppo Rurale n°11/2007      

Febbraio 4, 2008

teleriscaldamento da biocombustibili

Archiviato in: biomasse — alaserasec @ 2:01 pm
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teleriscaldamento da biocombustibili

Ho trovato questo interessante articolo del Professor Fiala sul teleriscaldamento con biocombustibili del 2005

andrea.g

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